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Dagli attestatifici all'intelligenza artificiale: il rischio di un nuovo Far West. E la sfida sarda di costruire strade tra i Nuraghi.

2 minuti fa
Tempo di lettura: 10 min

Etica professionale, intelligenza artificiale, sicurezza predittiva e vent'anni di esperienza: la riflessione di 626 School sul futuro della prevenzione e sul valore del confronto tra colleghi in Sardegna.


Due Nuraghi sardi collegati da una strada luminosa, simbolo di innovazione, intelligenza artificiale e collaborazione nella sicurezza sul lavoro.

Editoriale di Giancarlo D'Andrea – Direttore 626 School srl


Cagliari, 6 novembre 2026


Una pubblicità da 27 euro. E una domanda che vale molto di più.

Da qualche tempo osservo con crescente interesse, ma anche con qualche preoccupazione, la proliferazione di offerte commerciali dedicate all'intelligenza artificiale applicata alla sicurezza sul lavoro.

Sui social compaiono strumenti, pacchetti digitali, raccolte di prompt e applicazioni che promettono di semplificare il lavoro di RSPP, consulenti e professionisti della prevenzione.

Talvolta vengono proposti a prezzi di poche decine di euro.

Recentemente mi sono imbattuto in un'offerta pubblicizzata a 27 euro.

Non conosco abbastanza quel prodotto per giudicarne la qualità. E non intendo farlo.

Un prezzo contenuto non è sinonimo di scarsa qualità. Anzi, uno dei meriti dell'innovazione tecnologica è proprio quello di rendere accessibili strumenti che un tempo richiedevano investimenti considerevoli.

Ma quella pubblicità mi ha riportato alla mente una questione che conosco da molti anni.

Stiamo per assistere alla nascita di un nuovo Far West commerciale della sicurezza sul lavoro?

E soprattutto: sapremo distinguere l'innovazione autentica dalle scorciatoie che rischiano di svuotare di significato la prevenzione?

Abbiamo già conosciuto un Far West. Quello degli attestatifici.

Chi lavora da molti anni nella formazione sulla sicurezza conosce bene un fenomeno che ha contribuito a danneggiare la credibilità del nostro settore.

Quello che, con un'espressione ormai entrata nel linguaggio comune, viene definito il mondo degli attestatifici.

Parlo di quelle situazioni nelle quali l'obiettivo sembra diventare la vendita di un'attestazione, anziché l'effettiva acquisizione delle competenze che quella attestazione dovrebbe documentare.

Non sto parlando della formazione online, che può essere uno strumento validissimo quando utilizzato nei casi consentiti dalla normativa e con metodologie adeguate.

Non sto neppure sostenendo che un corso economico sia necessariamente un corso scadente.

Sto parlando di un problema profondamente diverso.

La scelta di commercializzare attestazioni che dovrebbero documentare percorsi formativi e verifiche delle competenze, quando tali attività non sono state realmente svolte o verificate secondo quanto richiesto.

È prima di tutto una questione etica.

Ma nei casi estremi può diventare qualcosa di molto più grave.

Le cronache giudiziarie hanno raccontato vicende relative a presunte falsificazioni di attestati, corsi mai svolti e altre irregolarità nella formazione obbligatoria.

Quando vengono accertate condotte penalmente rilevanti, non siamo più davanti a una semplice degenerazione commerciale.

Siamo davanti a comportamenti che possono assumere rilevanza penale.

Naturalmente, occorre sempre distinguere le contestazioni dalle responsabilità effettivamente accertate.

Ma il problema culturale rimane.

Un lavoratore non diventa competente perché possiede un attestato. E un'impresa non diventa sicura perché ha acquistato un documento.

La formazione dovrebbe produrre conoscenze, capacità operative e comportamenti più sicuri.

Non soltanto carta.

E questo principio dovrebbe accompagnarci anche nell'era dell'intelligenza artificiale.

Dopo gli attestatifici arriveranno i “DVRifici” dell'intelligenza artificiale?

La provocazione è intenzionale.

Immaginiamo un mercato nel quale sia possibile produrre in pochi minuti documenti di valutazione dei rischi, procedure operative, istruzioni e piani di sicurezza apparentemente impeccabili.

Testi ben scritti.

Tabelle ordinate.

Riferimenti normativi.

Impaginazioni professionali.

Tutto questo potrebbe essere molto utile.

Ma c'è una domanda che non possiamo evitare.

La velocità con cui produciamo un documento corrisponde davvero alla qualità della prevenzione che siamo capaci di realizzare?

Un sistema di intelligenza artificiale può aiutare un professionista a individuare pericoli, organizzare informazioni, analizzare dati e formulare ipotesi.

Ma conosce davvero l'azienda?

Ha osservato i lavoratori durante le attività?

Ha verificato le condizioni delle attrezzature?

Ha compreso le interferenze, le abitudini operative, le procedure effettivamente applicate?

Conosce le particolarità di quel cantiere, di quella cucina professionale o di quello stabilimento?

E soprattutto: chi verifica le conclusioni prodotte dal sistema?

Un documento formalmente impeccabile può contenere valutazioni inadeguate, informazioni incomplete o misure preventive non applicabili.

Un DVR scritto bene non è necessariamente un DVR che valuta bene i rischi.

Il D.Lgs. 81/2008, in particolare attraverso gli articoli 17, 28 e 29, stabilisce obblighi, contenuti e modalità della valutazione dei rischi.

L'intelligenza artificiale può supportare il processo valutativo, ma il suo utilizzo non elimina le responsabilità previste dalla normativa.

Ed è proprio questa la differenza tra utilizzare una tecnologia e affidarle acriticamente il proprio giudizio professionale.

Come abbiamo spiegato anche nel nostro approfondimento Hai già un RSPP? 7 segnali per capire se stai ricevendo vera consulenza, il valore della prevenzione non può essere misurato soltanto attraverso i documenti prodotti.

Non vogliamo costruire una diga contro il progresso.

Voglio essere molto chiaro.

626 School difende con convinzione l'innovazione, la ricerca scientifica e l'ingresso delle nuove tecnologie nel mondo della prevenzione.

Non apparteniamo alla schiera di coloro che osservano con nostalgia un passato professionale destinato inevitabilmente a cambiare.

E non crediamo che sia possibile costruire una diga capace di fermare lo sviluppo della scienza e della tecnica.

Non sarebbe possibile.

E, soprattutto, non sarebbe desiderabile.

L'intelligenza artificiale può rappresentare una delle trasformazioni più importanti per la sicurezza sul lavoro e la sicurezza alimentare.

Può aiutarci a migliorare i sopralluoghi, analizzare informazioni complesse, individuare segnali di criticità e rendere più efficace la formazione.

Nel settore alimentare può offrire nuove possibilità di supporto all'analisi dei pericoli, al monitoraggio dei processi HACCP e alla gestione delle non conformità.

Ma questi due mondi, la sicurezza sul lavoro e la sicurezza alimentare, hanno qualcosa di fondamentale in comune.

Hanno a che vedere con la salute e la sicurezza delle persone.

E quando sono in gioco le persone non possiamo permetterci né il rifiuto pregiudiziale dell'innovazione né l'entusiasmo acritico per qualunque novità tecnologica.

Dobbiamo comprendere, sperimentare, verificare.

Dobbiamo sviluppare competenze.

E soprattutto dobbiamo alimentare un dibattito culturale e professionale all'altezza delle nuove tecnologie.

Perché più potenti diventano gli strumenti, più consapevoli devono essere coloro che li utilizzano.

Vent'anni di 626 School. Una storia da custodire, non un Nuraghe nel quale rinchiuderci.

Nel 2026, 626 School compie vent'anni.

Vent'anni di formazione, consulenza, incontri con imprenditori, lavoratori e professionisti.

Vent'anni nelle aziende, nei cantieri, nelle aule di formazione e nei luoghi di lavoro.

Una storia alla quale siamo profondamente legati.

Custodiamo gelosamente tutte le esperienze che hanno costruito la nostra identità. Non soltanto i successi, ma anche gli errori.

Perché qualche volta sono stati proprio gli errori a insegnarci le lezioni più importanti.

Abbiamo imparato che la sicurezza non si costruisce soltanto attraverso norme, documenti e attestati.

Si costruisce ascoltando le persone, osservando il lavoro reale, riconoscendo i problemi e avendo l'umiltà di mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni.

Ma vent'anni di esperienza non possono diventare vent'anni di abitudini da difendere.

La nostra storia è un patrimonio da custodire, non un Nuraghe nel quale rinchiuderci.

È questo il senso di un percorso iniziato nel 2006 a Sinnai, alle porte di Cagliari, e raccontato nella pagina istituzionale 626 School – Chi siamo.

E qui devo fare una confessione.

Sono romano. Romanista. Ma una parte importante della mia storia è sarda.

Sono romano.

E romanista.

Non ho mai nascosto le mie radici, né ho intenzione di farlo.

Ma da vent'anni la storia professionale di 626 School si intreccia profondamente con quella della Sardegna.

Una terra alla quale mi sento legato da un rapporto di rispetto, riconoscenza e appartenenza costruita giorno dopo giorno.

Mi viene in mente Claudio Ranieri.

Romano. Romanista. Eppure profondamente legato al Cagliari e alla Sardegna.

Un uomo che ha dimostrato, anche attraverso lo sport, che si può appartenere a più storie senza rinnegare le proprie origini.

Che il rispetto e la fiducia non si proclamano.

Si conquistano con il lavoro, con la coerenza e con il tempo.

Naturalmente non pretendo di paragonare la nostra esperienza alla sua.

Ma mi riconosco in quel modo di vivere il rapporto con una terra: senza appropriarsi della sua identità, cercando piuttosto di meritarne ogni giorno la fiducia.

Ed è proprio pensando alla Sardegna che mi viene in mente l'immagine del Nuraghe.

Non abbattiamo i Nuraghi. Costruiamo le strade che li collegano.

Il Nuraghe è uno dei simboli più potenti dell'identità sarda.

Evoca solidità, memoria, autonomia e continuità.

E mi piace immaginare che ogni organizzazione professionale abbia costruito, negli anni, il proprio Nuraghe.

Le proprie competenze.

Le proprie esperienze.

I propri clienti.

I metodi di lavoro.

I successi e, qualche volta, anche le diffidenze verso gli altri.

È naturale.

Ed è giusto difendere la propria identità e autonomia.

Ma che cosa accade quando ciascuno rimane chiuso nel proprio Nuraghe, osservando gli altri soltanto come possibili avversari?

Si finisce per confondere l'autonomia con l'isolamento.

E la difesa della propria identità con la rinuncia al confronto.

Noi non vogliamo abbattere i Nuraghi. Vogliamo costruire strade che li colleghino.

Strade culturali, prima ancora che commerciali.

Strade fatte di dialogo, confronto, esperienze condivise e rispetto reciproco.

Strade capaci di mettere in comunicazione professionisti e organizzazioni che mantengono intatta la propria identità, ma scelgono di non considerarsi reciprocamente una minaccia.

Quelli che altri si ostinano a chiamare concorrenti.

E che noi continuiamo, ostinatamente, a chiamare colleghi.

La Sardegna dell'intelligenza artificiale e la sfida della Sicurezza Predittiva.

La Sardegna non è soltanto la terra dei Nuraghi.

È anche una terra che guarda all'innovazione tecnologica, alla ricerca scientifica e all'intelligenza artificiale.

Una regione nella quale università, centri di ricerca, imprese e professionisti contribuiscono allo sviluppo di nuove competenze e applicazioni tecnologiche.

Una terra che non deve scegliere tra la propria identità e il futuro.

Può custodire entrambe.

Anche nel campo della sicurezza sul lavoro e della sicurezza alimentare possiamo contribuire a questa trasformazione.

In 626 School stiamo dedicando energie, studio e sperimentazione all'intelligenza artificiale applicata alla prevenzione.

E guardiamo con particolare interesse alla Sicurezza Predittiva.

Che cosa significa?

Significa esplorare la possibilità di utilizzare dati, tecnologie e strumenti di analisi per riconoscere tempestivamente situazioni di rischio, individuare segnali di criticità e intervenire prima che si verifichino incidenti, infortuni o altre situazioni pericolose.

Non si tratta di promettere che una macchina potrà prevedere ogni incidente.

Sarebbe una semplificazione irresponsabile.

Si tratta di studiare come le tecnologie possano aiutare il professionista a passare da una prevenzione prevalentemente reattiva a una prevenzione sempre più anticipatoria, fondata sull'analisi delle informazioni disponibili e sulla verifica delle condizioni reali.

È un percorso che richiede sperimentazione, validazione dei risultati, tutela dei dati e competenze interdisciplinari.

Non pretendiamo di avere già tutte le risposte.

Ma abbiamo scelto di esserci.

Di studiare.

Di sperimentare.

Di confrontarci.

E, quando necessario, di correggere la rotta.

Esattamente come abbiamo fatto nei nostri primi vent'anni.

Perché l'esperienza ci insegna da dove veniamo. L'innovazione ci permette di scegliere dove vogliamo andare.

Quelli che altri chiamano concorrenti. Noi continuiamo a chiamarli colleghi.

C'è un altro aspetto di questa trasformazione che considero fondamentale.

Il confronto tra professionisti.

Nel nostro settore esiste naturalmente la concorrenza commerciale.

Le organizzazioni competono sul mercato, propongono servizi differenti e cercano di conquistare la fiducia delle imprese.

È normale.

È legittimo.

Ed è anche uno stimolo a migliorare.

Ma la concorrenza non dovrebbe impedirci di riconoscere il valore delle competenze altrui.

Soprattutto quando affrontiamo sfide che nessuno può pretendere di risolvere da solo.

Recentemente abbiamo dedicato un editoriale al confronto con Elena Piras e SicurEva, riconoscendo pubblicamente il loro contributo alla diffusione della cultura dell'intelligenza artificiale in Sardegna.

Lo abbiamo fatto senza nascondere che operiamo nello stesso mercato.

Perché riconoscere i meriti degli altri non ci rende più deboli.

Ci rende più credibili.

Credo che l'intelligenza artificiale rappresenti un'occasione straordinaria per ampliare questo dialogo.

Nessuna organizzazione, per quanto competente, possiede da sola tutte le risposte.

E il futuro della prevenzione richiederà probabilmente competenze sempre più integrate: tecniche, scientifiche, informatiche, giuridiche e organizzative.

La concorrenza appartiene al mercato. Il confronto appartiene alla crescita professionale.

E la sicurezza sul lavoro ha bisogno di entrambe.

Il 30 novembre a Cagliari vogliamo costruire una strada tra i Nuraghi.

È con questo spirito che abbiamo organizzato SICUREZZA & AI 2026 – Prima edizione, il seminario del prossimo 30 novembre a Cagliari.

Un'intera giornata dedicata all'intelligenza artificiale applicata alla sicurezza sul lavoro, alle responsabilità professionali e alla sperimentazione pratica di nuovi strumenti.

Non vogliamo organizzare una celebrazione acritica della tecnologia.

E neppure un convegno per difendere il passato.

Vogliamo capire come l'intelligenza artificiale possa contribuire a migliorare realmente la prevenzione.

Vogliamo mettere alla prova strumenti e metodologie.

Vogliamo discutere dei vantaggi, ma anche dei limiti, degli errori e delle responsabilità.

E c'è un segnale che considero particolarmente incoraggiante.

Tra le adesioni stanno arrivando anche quelle di colleghi appartenenti a organizzazioni che operano nel nostro stesso mercato.

Professionisti che avrebbero potuto considerare l'iniziativa semplicemente come un evento organizzato da un'altra società di formazione.

E che invece hanno scelto di partecipare.

Per me questo ha un significato che va oltre il numero delle iscrizioni.

È il segnale che esiste una comunità professionale disponibile al dialogo, alla sperimentazione e alla crescita comune.

Il seminario sarà anche l'occasione per approfondire il rapporto tra intelligenza artificiale e valutazione dei rischi, attraverso un laboratorio pratico nel quale i partecipanti potranno confrontarsi con applicazioni concrete.

Come ho raccontato nell'articolo Da Milano a Sinnai, passando per un NO. Come è nato SICUREZZA & AI 2026, questa iniziativa è nata da incontri, scelte, sperimentazioni e dalla volontà di trasformare le idee in un'esperienza formativa.


SICUREZZA & AI 2026 – Informazioni per partecipare

Lunedì 30 novembre 2026 – Cagliari

Sala Conferenze Helmar Schenk, Edificio dei Sali Scelti, Città del Sale – Parco Molentargius, via La Palma 9/a.

Orario: 9:00–18:00, con 8 ore di formazione.


Destinatari: RSPP, ASPP, formatori, coordinatori della sicurezza, datori di lavoro, dirigenti, consulenti e professionisti della prevenzione.

Relatori:

  • Giancarlo D'Andrea – Sicurezza, HACCP e responsabilità professionali.

  • Alessandro Vagnozzi – Intelligenza artificiale e governance.

  • Daniele Casti – Laboratorio operativo Safe Control.

Laboratorio pratico: 2,5 ore di esercitazioni con il proprio computer portatile.

Aggiornamento professionale: percorso progettato per il riconoscimento di 8 ore, secondo i requisiti applicabili alle singole figure professionali.

Quote di partecipazione:

  • Individuale: 100 € IVA inclusa.

  • Gruppi della stessa azienda: 75 € IVA inclusa a persona.

Light lunch incluso.


Per informazioni: 070 781090 – segreteria@626school.it.


La sicurezza del futuro non si costruisce con le scorciatoie.

Vorrei concludere tornando alla domanda iniziale.

Siamo all'inizio di un nuovo Far West?

Non lo so.

Ma so che il rischio esiste ogni volta che una trasformazione tecnologica viene interpretata esclusivamente come un'opportunità commerciale, senza un'adeguata riflessione sulle responsabilità.

Non dobbiamo aver paura dell'intelligenza artificiale.

Dobbiamo avere paura della superficialità con cui potremmo utilizzarla.

Non dobbiamo difendere vecchie rendite di posizione.

Dobbiamo difendere il valore della competenza, dell'etica professionale e della prevenzione reale.

E non dobbiamo costruire muri tra organizzazioni che operano nello stesso settore.

Dobbiamo creare occasioni di confronto.

Sono romano per nascita, romanista per passione e profondamente legato alla Sardegna per scelta e per storia.

Non voglio costruire un Nuraghe più alto degli altri.

Voglio contribuire a costruire le strade che li collegano.

Perché il futuro della sicurezza sul lavoro e della sicurezza alimentare sarà inevitabilmente segnato dall'innovazione tecnologica.

Sta a noi decidere con quale cultura professionale accompagnarlo.

La tecnologia può aiutarci a produrre documenti più velocemente. La nostra responsabilità è utilizzarla per proteggere meglio le persone.

E questa responsabilità non si delega a un algoritmo.

Non abbattiamo i Nuraghi. Costruiamo le strade che li collegano.

Giancarlo D'Andrea

Direttore 626 School srl

Sociologo, consulente e RSPP esterno dal 2001


Chi è l'autore


Giancarlo D'Andrea è sociologo, consulente per la sicurezza sul lavoro e RSPP esterno dal 2001.

È direttore di 626 School srl, agenzia formativa nata nel 2006 a Sinnai, accreditata dalla Regione Sardegna e con sistema di gestione per la qualità certificato ISO 9001 da Bureau Veritas sotto accreditamento ACCREDIA.

Attraverso 626 School promuove attività di consulenza, formazione specialistica e sperimentazione dell'intelligenza artificiale applicata alla prevenzione dei rischi.


Approfondimenti

Contatti 626 School

Consulenza e formazione per la sicurezza sul lavoro e la sicurezza alimentare

Sinnai – Cagliari – Sardegna

Telefono: 070 781090

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