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Manutenzione del fotovoltaico sul tetto: chi deve preoccuparsi della sicurezza anticaduta?

2 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min

Hai un impianto fotovoltaico sul tetto della tua azienda? Prima o poi qualcuno dovrà salire sulla copertura per controllarlo, pulirlo, ripararlo o effettuare una manutenzione. Ed è proprio in quel momento che una domanda diventa importante: come verrà protetta quella persona dal rischio di caduta?



Il fotovoltaico è ormai presente sulle coperture di moltissime attività.

Capannoni industriali.

Aziende agricole.

Hotel.

Supermercati.

Laboratori.

Strutture commerciali.

Edifici aziendali.

Normalmente guardiamo quei pannelli pensando alla produzione di energia.

Molto meno spesso pensiamo a ciò che inevitabilmente accadrà durante la loro vita:

qualcuno dovrà raggiungerli.

Ed è lì che il problema energetico può diventare un problema di sicurezza sul lavoro.

“Ma viene un tecnico esterno”

È probabilmente la prima risposta dell'imprenditore.

La manutenzione dell'impianto viene affidata a una ditta specializzata e quindi:

“Alla sicurezza penseranno loro.”

È un ragionamento comprensibile.

Ma non dovrebbe diventare automaticamente l'unica valutazione fatta dall'azienda.

Quando un'impresa esterna entra in un'azienda per svolgere un'attività, possono infatti entrare in gioco, in funzione della situazione concreta e della normativa applicabile, obblighi riguardanti anche:

  • verifica dell'idoneità tecnico-professionale;

  • informazioni sui rischi presenti;

  • cooperazione;

  • coordinamento;

  • gestione delle interferenze.

Il problema diventa ancora più evidente quando per eseguire l'intervento occorre accedere alla copertura dell'edificio.

La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto:

“Chi farà la manutenzione?”

Ma anche:

“Come raggiungerà in sicurezza il punto nel quale deve lavorare?”

Il rischio può iniziare prima di arrivare ai pannelli

Immaginiamo un tecnico che deve effettuare una manutenzione su un impianto fotovoltaico.

Per arrivare al pannello potrebbe dover:

salire sulla copertura →

raggiungere la zona dell'impianto →

spostarsi sul tetto →

avvicinarsi a bordi o aperture →

eseguire il lavoro →

tornare al punto di accesso →

scendere.

Questo ci fa capire una cosa importante:

la sicurezza non riguarda soltanto il punto nel quale si trova il pannello fotovoltaico.

Riguarda l'intero percorso necessario per raggiungerlo e lavorare.

Prima domanda: come si accede alla copertura?

È uno degli aspetti più facili da sottovalutare.

La copertura può avere:

  • un accesso permanente;

  • una scala;

  • una botola;

  • un accesso esterno;

  • un percorso tecnico;

  • altre modalità individuate per raggiungere la zona di lavoro.

Ma la semplice possibilità fisica di salire sul tetto non significa automaticamente che l'accesso sia adeguato al lavoro da svolgere.

Occorre valutare concretamente come la persona raggiungerà la copertura e come ne scenderà.

Seconda domanda: la copertura è realmente praticabile?

Un tetto visto dal basso può sembrare una superficie uniforme.

Una volta sopra, la situazione può essere molto diversa.

Possono esserci:

  • bordi;

  • dislivelli;

  • aperture;

  • lucernari;

  • superfici fragili;

  • ostacoli;

  • zone difficilmente raggiungibili;

  • differenti pendenze;

  • condizioni che aumentano il rischio di scivolamento.

Per questo non è sufficiente sapere che:

“Sul tetto c'è una linea vita.”

Bisogna valutare il sistema nel suo insieme.

Terza domanda: come viene protetto il lavoratore dalla caduta?

La prevenzione delle cadute dall'alto non dovrebbe partire automaticamente dall'imbracatura.

Il D.Lgs. 81/2008 prevede una gerarchia delle misure di prevenzione e, nell'ambito dei lavori temporanei in quota, attribuisce priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali.

La soluzione appropriata deve quindi derivare dalla valutazione del lavoro effettivamente svolto.

In funzione delle condizioni concrete possono entrare in gioco differenti misure, attrezzature e sistemi.

Il principio rimane:

prima si analizza il rischio. Poi si sceglie la soluzione.

“C'è già una linea vita”: basta?

Non necessariamente.

La presenza di un sistema di ancoraggio sulla copertura è un'informazione importante.

Ma apre immediatamente altre domande.

Il sistema è adatto al lavoro che deve essere svolto?

Come viene raggiunto?

Come avviene il collegamento?

Consente di raggiungere le zone nelle quali è necessario intervenire?

Quali DPI devono essere utilizzati?

Qual è lo stato del sistema?

Quali controlli sono previsti?

La documentazione è disponibile?

Sono state considerate le modalità di utilizzo?

È proprio per questo che Anticaduta Sardegna™ ha dedicato uno specifico approfondimento alle linee vita già installate:

Il fotovoltaico cambia anche il modo di utilizzare il tetto

C'è poi un aspetto organizzativo interessante.

Una copertura sulla quale nessuno aveva motivo di accedere frequentemente può diventare, dopo l'installazione di un impianto, un luogo nel quale saranno necessari interventi periodici o occasionali.

Pulizia.

Controlli.

Manutenzione.

Riparazioni.

Sostituzione di componenti.

Verifiche tecniche.

Questo significa che la presenza dell'impianto dovrebbe portare l'azienda a interrogarsi non soltanto sull'impianto stesso, ma anche sulla gestione futura degli accessi alla copertura.

Prima di chiamare il manutentore: 7 domande

Se nella tua azienda è presente un impianto fotovoltaico su una copertura, prova a rispondere:

1. Come si accede al tetto?

2. Il percorso verso l'impianto è stato valutato?

3. Sono presenti bordi, aperture, lucernari o superfici fragili?

4. Quali protezioni sono disponibili?

5. Se esistono sistemi di ancoraggio, sappiamo quando sono stati controllati?

6. L'impresa incaricata riceverà le informazioni necessarie sui rischi presenti?

7. Sappiamo come dovrebbe essere gestita un'eventuale emergenza?

Se una o più risposte sono:

“Non lo so”

hai già individuato qualcosa che merita di essere verificato prima che qualcuno salga sul tetto.

Anticaduta Sardegna™: dal singolo problema al sistema

La manutenzione di un impianto fotovoltaico dimostra molto bene perché la prevenzione delle cadute dall'alto non possa essere ridotta all'acquisto di un'imbracatura o alla presenza di una linea vita.

Occorre mettere insieme:

ACCESSO → PERCORSO → COPERTURA → PROTEZIONI → ANCORAGGI → DPI → FORMAZIONE → CONTROLLI → EMERGENZA

È questa la visione alla base di Anticaduta Sardegna™, il progetto specialistico dedicato alla prevenzione delle cadute dall'alto in Sardegna.

L'Osservatorio approfondisce progressivamente problemi concreti relativi a lavori in quota, DPI, linee vita, formazione, controlli e manutenzione.

La formazione è una parte del sistema

Quando dall'analisi del lavoro emerge la necessità di formazione e addestramento, questi non dovrebbero essere considerati semplicemente come un attestato da ottenere.

Il lavoratore deve acquisire competenze coerenti con ciò che dovrà realmente fare.

626 School dispone di uno specifico percorso Lavori in Quota e DPI Anticaduta – teoria + pratica:

Ed è proprio dalla volontà di sviluppare competenze sempre più specialistiche che nasce:

626 School – Scuola Sarda Anticaduta™

formazione → addestramento → competenza → prevenzione.

Hai un impianto fotovoltaico sul tetto della tua azienda?

Non aspettare il giorno della manutenzione per chiederti come arriverà il tecnico fino ai pannelli.

Guarda oggi la tua copertura e fatti una domanda molto semplice:

“Se domani qualcuno dovesse salire lassù, sapremmo come farlo lavorare in sicurezza?”

Se la risposta non è chiara, quello è il punto dal quale partire.

Perché un impianto fotovoltaico produce energia.

Ma per mantenerlo qualcuno dovrà, prima o poi, salire sul tetto.

FAQ

La manutenzione di un impianto fotovoltaico può comportare un lavoro in quota?

Sì, quando l'attività espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota superiore a due metri rispetto a un piano stabile ricorre la definizione di lavoro in quota prevista dall'art. 107 del D.Lgs. 81/2008. Restano comunque da valutare i rischi di caduta presenti anche nelle altre situazioni.

Se la manutenzione viene affidata a un'impresa esterna, il proprietario dell'azienda non ha più obblighi?

L'affidamento a un'impresa esterna non consente di concludere automaticamente che il committente non abbia alcun obbligo. Gli adempimenti dipendono dalla situazione concreta e dalla normativa applicabile, comprese, quando pertinenti, le disposizioni relative a idoneità tecnico-professionale, informazione, cooperazione e coordinamento.

Se sul tetto esiste una linea vita il manutentore può lavorare automaticamente in sicurezza?

No. Deve essere valutato l'intero sistema: accesso, percorso, copertura, protezioni, sistema di ancoraggio, DPI, modalità operative, formazione, controlli ed eventuale gestione dell'emergenza.

Chi deve controllare una linea vita già installata?

La risposta dipende dal sistema installato, dalla documentazione, dalle indicazioni del fabbricante e dalle norme e disposizioni applicabili. Anticaduta Sardegna™ ha dedicato uno specifico approfondimento alla verifica delle linee vita già presenti sulle coperture.

Dove posso approfondire i lavori in quota in Sardegna?

L'Osservatorio Anticaduta Sardegna™ raccoglie approfondimenti dedicati a lavori in quota, DPI anticaduta, linee vita e ancoraggi, formazione, controlli e manutenzione.


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