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“È quasi successo”: 7 segnali che un mancato infortunio sta cercando di dirti qualcosa sulla sicurezza della tua azienda

11 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Un lavoratore scivola ma riesce a tenersi. Un carico cade a pochi centimetri da una persona. Un muletto passa troppo vicino a un collega. Una macchina parte quando non dovrebbe.


Nessuno si fa male.

Qualcuno magari commenta:

“È andata bene.”

Poi si torna a lavorare.

Ma per un Datore di Lavoro quella potrebbe essere una delle informazioni più preziose ricevute sulla sicurezza della propria azienda.

Perché quello che comunemente chiamiamo “quasi incidente” o “mancato infortunio” — near miss — può mostrare una criticità prima che provochi conseguenze molto più serie.

Ed è proprio qui che cambia il modo di fare prevenzione:

non aspettare l’infortunio per capire che qualcosa non funzionava.

Cos’è un near miss o mancato infortunio?

Un near miss è un evento che non ha provocato un danno al lavoratore, ma che avrebbe potuto farlo.

Non è quindi semplicemente “qualcosa che è andato bene”.

È qualcosa che avrebbe potuto andare male.

INAIL dedica da anni attività di ricerca specifiche ai near miss e ha sviluppato, attraverso il progetto Condivido, strumenti per aiutare le aziende — con particolare attenzione alle PMI — a rilevare e analizzare questi eventi.

L’obiettivo è utilizzare ciò che accade realmente negli ambienti di lavoro per individuare fattori di rischio e migliorare la prevenzione.

Per un piccolo imprenditore significa una cosa molto concreta:

un mancato infortunio può essere un avvertimento gratuito. Ignorarlo significa rinunciare a utilizzarlo.

7 segnali che un “quasi incidente” merita la tua attenzione

1. Un lavoratore dice: “Per poco…”

“Per poco non cadevo.”

“Per poco non mi prendeva.”

“Per poco non mi schiacciavo la mano.”

“Per fortuna mi sono spostato.”

Frasi come queste non dovrebbero essere archiviate con una risata.

Sono informazioni.

La domanda utile non è soltanto:

“Ti sei fatto male?”

ma:

“Perché è successo?”

Se la stessa situazione si ripresentasse domani, il risultato potrebbe essere diverso.

2. Lo stesso problema si verifica più di una volta

Un pavimento sul quale si scivola frequentemente.

Un passaggio nel quale pedoni e mezzi si incrociano.

Un'attrezzatura che presenta sempre la stessa anomalia.

Un materiale che viene sistematicamente lasciato in una zona di passaggio.

Una procedura che i lavoratori trovano difficile applicare.

Quando un evento si ripete, anche senza produrre un infortunio, non dovrebbe più essere considerato casuale.

La ripetizione è un'informazione.

Può indicare che esiste una criticità organizzativa, tecnica o procedurale che merita di essere analizzata.

3. Per evitare il danno è servita la prontezza del lavoratore

Il lavoratore si è scansato.

Ha afferrato qualcosa all’ultimo momento.

Ha bloccato la macchina.

Ha avvisato il collega.

Ottimo.

Ma c’è una domanda più importante:

cosa sarebbe accaduto se avesse reagito mezzo secondo più tardi?

Una buona organizzazione della sicurezza non dovrebbe dipendere esclusivamente dai riflessi, dall’esperienza o dalla fortuna delle persone.

L’obiettivo della prevenzione è costruire condizioni di lavoro nelle quali l’errore prevedibile non debba automaticamente trasformarsi in un infortunio.

4. Il lavoratore ha dovuto “arrangiarsi”

“Facciamo sempre così.”

“Era solo per cinque minuti.”

“Non c’era l’attrezzatura giusta.”

“Per fare prima abbiamo fatto in questo modo.”

Sono frasi che ogni imprenditore dovrebbe ascoltare con attenzione.

Non necessariamente perché il lavoratore abbia agito con superficialità.

Potrebbero invece segnalare che organizzazione reale del lavoro e procedura prevista non coincidono.

Ed è proprio questa distanza che un sopralluogo ben condotto dovrebbe riuscire a intercettare.

La sicurezza non si valuta soltanto leggendo i documenti.

Bisogna osservare come il lavoro viene realmente svolto.

5. È cambiato qualcosa nell’azienda

Una nuova macchina.

Un nuovo prodotto.

Un nuovo lavoratore.

Una diversa disposizione degli spazi.

Un aumento della produzione.

Un nuovo turno.

Una nuova mansione.

Una lavorazione che prima veniva affidata all’esterno e che ora viene svolta internamente.

Il Documento di Valutazione dei Rischi non dovrebbe essere considerato un documento da preparare una volta e poi dimenticare in archivio.

Deve rappresentare la realtà dell’azienda.

Quando cambiano le condizioni di lavoro e iniziano a comparire piccoli incidenti, anomalie o situazioni pericolose, è opportuno chiedersi se la valutazione dei rischi descriva ancora ciò che accade realmente.

6. Nessuno segnala più nulla perché “tanto non è successo niente”

Questo è probabilmente uno dei segnali più pericolosi.

Se i lavoratori imparano che vale la pena parlare di sicurezza soltanto quando qualcuno si fa male, l’azienda perde una quantità enorme di informazioni.

Il contrario non significa trasformare ogni piccolo episodio in un procedimento burocratico.

Significa creare un clima nel quale sia normale dire:

“È successa questa cosa. Vediamo perché.”

INAIL considera proprio la raccolta e l’analisi strutturata dei near miss uno strumento attraverso il quale far emergere fattori di rischio e individuare possibili interventi di prevenzione.

Segnalare non significa cercare un colpevole.

Significa cercare una causa prima che produca un danno.

7. Dopo il mancato infortunio tutto continua esattamente come prima

È il segnale decisivo.

Succede qualcosa.

Se ne parla per cinque minuti.

Tutti riconoscono che poteva andare peggio.

Poi nessuno verifica:

  • perché sia accaduto;

  • se possa ripetersi;

  • se siano necessarie modifiche organizzative;

  • se l’attrezzatura sia adeguata;

  • se serva manutenzione;

  • se la procedura debba essere rivista;

  • se formazione o addestramento siano sufficienti;

  • se la valutazione dei rischi debba essere riesaminata.

E il giorno dopo si ricomincia esattamente nello stesso modo.

È qui che un near miss perde il suo valore preventivo.

Dal “per fortuna” al “perché?”

Questa è probabilmente la trasformazione culturale più importante.

Quando accade un mancato infortunio, invece di fermarsi a:

“Per fortuna non è successo niente”

proviamo ad aggiungere una seconda domanda:

“Perché è successo?”

Non serve necessariamente costruire procedure complicate.

In una PMI può essere sufficiente iniziare da alcune domande semplici:

Che cosa è accaduto?

Che cosa avrebbe potuto accadere?

Quali condizioni hanno reso possibile l’evento?

Potrebbe ripetersi?

Possiamo modificare qualcosa prima che succeda nuovamente?

È un approccio particolarmente importante proprio per le piccole e medie imprese.

INAIL ha sviluppato la metodologia Condivido per la rilevazione e l’analisi dei near miss e delle situazioni pericolose, con l’obiettivo di mettere a disposizione anche delle aziende strumenti utili alla gestione dei rischi infortunistici.

E il DVR?

Qui arriviamo a un punto importante per il Datore di Lavoro.

Un near miss non significa automaticamente che il DVR sia sbagliato.

Ma può rappresentare un'informazione che merita di essere analizzata nell'ambito del sistema aziendale di prevenzione.

Per esempio:

il pericolo era già stato individuato?

Le misure previste erano adeguate?

Venivano realmente applicate?

È cambiato qualcosa rispetto al momento nel quale era stata effettuata la valutazione?

È emerso un rischio o una modalità operativa che meritano un approfondimento?

Sono domande che il Datore di Lavoro dovrebbe affrontare insieme alle figure che lo supportano nella gestione della sicurezza.

Ed è uno dei motivi per cui DVR, sopralluoghi e consulenza non dovrebbero vivere separatamente.

Il documento deve dialogare con ciò che succede realmente in azienda.

Il sopralluogo serve anche a trovare ciò che “non è ancora successo”

Quando 626 School effettua un sopralluogo in un'azienda, l'obiettivo non è soltanto verificare la presenza dei documenti obbligatori.

Cerchiamo di comprendere come viene svolto realmente il lavoro.

Perché spesso le informazioni più utili emergono proprio parlando con Datore di Lavoro e lavoratori:

“Qui siamo quasi caduti.”

“Questo passaggio crea sempre problemi.”

“Quando abbiamo fretta facciamo così.”

“Quella macchina ogni tanto…”

Sono frasi che possono valere molto più di una cartella perfettamente ordinata.

Perché permettono di intervenire prima.

È la stessa filosofia alla base del nostro metodo PROTEGGI™:

Non preparare l'azienda soltanto quando arriva un controllo.

Individuare le criticità prima che diventino infortuni, prescrizioni o problemi per l'impresa.

Sicurezza sul lavoro a Cagliari e in Sardegna: partire da ciò che succede davvero

Per una piccola o media impresa di Cagliari, hinterland e Sardegna, gestire correttamente la sicurezza non significa produrre più carta.

Significa costruire un sistema proporzionato all'azienda e capace di intercettare ciò che accade realmente:

DVR, sopralluoghi, RSPP, formazione, addestramento, manutenzioni, procedure e segnalazioni devono parlare tra loro.

626 School affianca le imprese sarde nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro attraverso consulenza tecnica, valutazione dei rischi, incarichi RSPP esterno e formazione.

L'obiettivo è semplice:

aiutare l'imprenditore a vedere oggi ciò che potrebbe diventare un problema domani.

È “quasi successo” nella tua azienda?

Non aspettare necessariamente che accada qualcosa di più grave per chiederti perché.

Un mancato infortunio può essere l'occasione giusta per verificare:

cosa è successo, perché è successo e cosa possiamo cambiare perché non accada di nuovo.

626 School srl – Consulenza e Formazione Sicurezza sul LavoroCagliari · Sardegna


Fonti e approfondimenti

INAIL – Progetto Condivido: metodologia per la rilevazione e l'analisi dei near miss (mancati infortuni) e delle situazioni pericolose.

INAIL – Sistema Infor.MO: strumenti e modelli di analisi a supporto della prevenzione dei rischi infortunistici.

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