L'intelligenza artificiale è già nelle imprese. Ma chi sta controllando i rischi?
AI Act, sicurezza sul lavoro, HACCP e GDPR: la rivoluzione silenziosa che potrebbe cambiare il modo di proteggere persone, alimenti e informazioni. E in Sardegna 626 School sta preparando qualcosa di nuovo.
IL PUNTO | Giancarlo D'Andrea – Direttore 626 School srl
17 ottobre 2026

C'è qualcosa che sta cambiando nelle imprese. E forse non ce ne siamo ancora accorti.
Un imprenditore apre il computer e chiede all'intelligenza artificiale di preparare una procedura aziendale.
Un RSPP utilizza un'applicazione per organizzare le osservazioni raccolte durante un sopralluogo.
Un consulente HACCP interroga un sistema intelligente per approfondire un pericolo microbiologico.
Un responsabile delle risorse umane utilizza un algoritmo per analizzare informazioni relative ai dipendenti.
Un ristoratore chiede a un assistente digitale di aiutarlo a gestire gli allergeni presenti nel menù.
Cinque situazioni diverse.
Un unico elemento in comune: l'intelligenza artificiale sta entrando in attività nelle quali un errore può avere conseguenze importanti.
Eppure, nella maggior parte delle conversazioni sull'AI, si continua a parlare quasi esclusivamente di velocità, produttività e risparmio di tempo.
Si racconta quanto sia semplice produrre un documento, elaborare un testo o analizzare una grande quantità di informazioni.
Molto meno spesso ci si pone una domanda.
Che cosa succede quando l'intelligenza artificiale sbaglia?
E soprattutto: chi è in grado di accorgersene?
È da questa domanda che vorremmo cominciare una riflessione destinata ad accompagnarci nelle prossime settimane.
L'AI Act non riguarda soltanto le grandi aziende tecnologiche
C'è un equivoco che rischia di accompagnare la diffusione dell'intelligenza artificiale.
Pensare che le nuove regole europee riguardino esclusivamente chi sviluppa software, grandi piattaforme digitali o sistemi particolarmente sofisticati.
Non è così.
Il Regolamento (UE) 2024/1689, conosciuto come AI Act, disciplina lo sviluppo e l'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale attraverso un approccio basato sul rischio.
Le disposizioni applicabili dipendono dalle caratteristiche del sistema, dalle sue finalità e dal ruolo assunto dall'organizzazione.
Questo significa che anche una piccola impresa può essere interessata dalla normativa quando utilizza sistemi AI nelle proprie attività.
Non necessariamente con gli stessi obblighi di chi sviluppa un sistema ad alto rischio.
Ma certamente con la necessità di comprendere quali regole siano pertinenti al proprio utilizzo.
L'AI Act non considera infatti tutte le applicazioni allo stesso modo.
Prevede pratiche vietate, requisiti per determinati sistemi ad alto rischio e specifici obblighi di trasparenza.
E introduce un tema che riguarda direttamente la formazione.
L'intelligenza artificiale non deve essere soltanto utilizzata. Deve essere compresa.
La disposizione che molte imprese dovrebbero già conoscere: l'articolo 4 dell'AI Act
L'articolo 4 del regolamento europeo riguarda l'alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale.
Dal 2 febbraio 2025, i fornitori e i soggetti che impiegano sistemi AI sotto la propria autorità, definiti deployer, devono adottare misure per sostenere lo sviluppo delle conoscenze del personale e delle altre persone che utilizzano tali sistemi per loro conto.
Le misure devono essere appropriate alle competenze, all'esperienza, alla formazione delle persone e al contesto di utilizzo.
Una precisazione è fondamentale.
L'AI Act non impone indistintamente a tutte le imprese un corso standard di una determinata durata.
Richiede invece misure di alfabetizzazione adeguate, senza imporre il raggiungimento di uno specifico livello individuale di competenza.
Per un imprenditore, questo apre interrogativi molto concreti.
I dipendenti utilizzano strumenti di intelligenza artificiale?
Conoscono i loro limiti?
Sanno riconoscere una risposta plausibile ma sbagliata?
Sono consapevoli dei rischi derivanti dall'inserimento di informazioni riservate?
Conoscono le procedure aziendali per verificare i risultati?
Sono domande che riguardano la gestione quotidiana delle imprese.
E che dovrebbero interessare anche i professionisti incaricati di assisterle.
Il 23 ottobre 2026: una data da conoscere, senza creare allarmismi
Il quadro normativo italiano sull'intelligenza artificiale sta attraversando una fase importante.
Alla disciplina europea si affianca la Legge 23 settembre 2025, n. 132, che contiene disposizioni e deleghe in materia di intelligenza artificiale.
Un ulteriore passaggio è rappresentato dal Decreto Legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'8 ottobre.
Il decreto entrerà in vigore il 23 ottobre 2026.
Il provvedimento interviene nell'adeguamento dell'ordinamento italiano all'AI Act, disciplinando, tra gli altri aspetti, i poteri delle autorità nazionali e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella formazione.
Non significa che il 23 ottobre diventino automaticamente operativi tutti gli obblighi previsti dall'AI Act.
Il regolamento europeo ha un calendario di applicazione articolato e le singole disposizioni devono essere esaminate separatamente.
Ma il quadro è ormai sufficientemente chiaro per una prima considerazione.
L'intelligenza artificiale è diventata anche una questione di regole, responsabilità, organizzazione e competenze.
Nei prossimi approfondimenti analizzeremo più da vicino la Legge 132/2025 e il D.Lgs. 179/2026.
Perché comprendere cosa prevede realmente una norma è molto più utile che inseguire annunci allarmistici.
Un RSPP può fidarsi di un rapporto preparato dall'intelligenza artificiale?
Immaginiamo una situazione.
Un RSPP effettua un sopralluogo in uno stabilimento industriale.
Raccoglie fotografie, annotazioni, osservazioni sulle attrezzature e informazioni sulle attività lavorative.
Al termine della visita utilizza un sistema AI per organizzare il materiale e preparare una bozza di rapporto.
In pochi minuti ottiene un documento ordinato, leggibile, apparentemente completo.
Ma una delle misure preventive suggerite dal sistema non è appropriata alle condizioni effettive dell'impianto.
Il documento è ben scritto.
La conclusione è sbagliata.
Il problema non è la velocità con cui l'intelligenza artificiale produce un risultato. È la capacità del professionista di verificarlo.
Il D.Lgs. 81/2008 continua a disciplinare gli obblighi di valutazione dei rischi e le responsabilità delle figure aziendali.
L'introduzione di strumenti AI non trasferisce automaticamente tali responsabilità a un software.
Quando una tecnologia modifica concretamente l'organizzazione del lavoro o introduce rischi rilevanti per la salute e la sicurezza, occorre valutarne gli effetti secondo la disciplina applicabile.
Questo non significa che ogni impresa che utilizza un assistente AI debba automaticamente riscrivere il DVR.
Significa che la valutazione deve rappresentare i rischi reali, non quelli immaginati o esclusi a priori.
Abbiamo già affrontato alcune di queste prospettive nell'approfondimento:
La tecnologia può aiutare il professionista.
Ma è la competenza a trasformare le informazioni in prevenzione.
E se l'errore dell'intelligenza artificiale riguardasse un alimento?
Proviamo adesso a cambiare scenario.
Non siamo più in uno stabilimento industriale.
Siamo nella cucina di un ristorante.
Un operatore utilizza un assistente AI per predisporre una scheda informativa sugli allergeni.
Il sistema restituisce una risposta convincente, ma omette un ingrediente contenente un allergene.
Oppure immaginiamo un laboratorio alimentare che utilizza un sistema intelligente per supportare l'analisi dei dati relativi alle temperature di conservazione.
Un'anomalia viene interpretata in modo errato.
O ancora, un'impresa che produce alimenti senza glutine utilizza strumenti AI per organizzare informazioni sui fornitori e sui rischi di contaminazione crociata.
Chi verifica che le indicazioni siano corrette prima che vengano utilizzate?
In questi contesti un errore non riguarda soltanto la qualità di un documento.
Può incidere sulla sicurezza degli alimenti e sulla tutela dei consumatori.
L'intelligenza artificiale può offrire strumenti interessanti per l'analisi dei dati, la gestione documentale, il monitoraggio e il supporto alle attività di autocontrollo.
Ma non sostituisce le verifiche, la validazione delle procedure e le responsabilità degli operatori del settore alimentare.
Il Regolamento (CE) 852/2004 e la normativa alimentare applicabile continuano a costituire il riferimento per le imprese.
E non ogni applicazione AI utilizzata nell'HACCP è automaticamente classificata ad alto rischio ai sensi dell'AI Act.
Occorre valutare le caratteristiche e la destinazione d'uso del sistema.
Per un consulente HACCP, un biologo, un tecnologo alimentare o un responsabile qualità si apre quindi una prospettiva interessante.
L'intelligenza artificiale potrebbe diventare un nuovo strumento professionale. Ma sapremo riconoscere quando il suo utilizzo migliora la sicurezza e quando rischia di comprometterla?
È una domanda che riguarda anche la ristorazione e le imprese alimentari della Sardegna.
E i dati aziendali? Cosa stiamo consegnando all'intelligenza artificiale?
C'è un terzo aspetto che merita attenzione.
Un'impresa utilizza un'applicazione AI per analizzare documenti contenenti informazioni sui lavoratori.
Un consulente carica su una piattaforma esterna un rapporto che contiene dati personali.
Un responsabile aziendale inserisce in un assistente digitale informazioni riservate relative ai clienti.
Sono operazioni che possono comportare trattamenti di dati personali e richiedere verifiche di conformità al GDPR.
L'utilizzo dell'intelligenza artificiale non sospende gli obblighi di protezione dei dati.
Occorre valutare, tra l'altro, la liceità del trattamento, le informazioni condivise, i ruoli dei soggetti coinvolti, le misure di sicurezza e le condizioni contrattuali dei servizi utilizzati.
La questione diventa ancora più delicata quando i dati riguardano lavoratori, informazioni sanitarie o altri contenuti particolarmente sensibili.
Possiamo utilizzare uno strumento tecnologicamente avanzato e, nello stesso momento, creare un problema che prima non esisteva.
È per questo che parlare di intelligenza artificiale senza parlare anche di sicurezza dei dati rischia di offrire alle imprese una visione incompleta.
La vera sfida: dalla sicurezza obbligatoria alla sicurezza integrata
Sicurezza sul lavoro.
Sicurezza alimentare.
Protezione dei dati.
Formazione.
Gestione dei rischi.
Nelle imprese queste materie vengono spesso affrontate attraverso consulenti, documenti e procedure differenti.
Eppure l'impresa è una sola.
Le persone lavorano all'interno della stessa organizzazione.
Le informazioni circolano tra gli stessi processi.
Le decisioni di un settore possono avere conseguenze sugli altri.
È da questa consapevolezza che nasce la nostra visione della sicurezza integrata.
Ne abbiamo parlato nell'articolo:
L'idea è semplice.
Le competenze devono rimanere specialistiche, ma la gestione aziendale della sicurezza deve diventare più coordinata.
Non basta produrre documenti per rispondere a singoli obblighi.
Occorre costruire un sistema capace di aiutare l'imprenditore a prevenire problemi, comprendere le responsabilità e prendere decisioni consapevoli.
L'intelligenza artificiale potrebbe contribuire a questa evoluzione.
Non perché possa sostituire un RSPP, un consulente HACCP o un professionista della protezione dei dati.
Ma perché, se adeguatamente progettata e controllata, potrebbe favorire una migliore organizzazione delle informazioni, individuare correlazioni e supportare il lavoro degli specialisti.
Il futuro della sicurezza potrebbe non essere fatto di più documenti, ma di informazioni migliori, competenze coordinate e decisioni più consapevoli.
È una prospettiva che merita di essere studiata.
E soprattutto sperimentata.
IA PROTEGGI™: perché 626 School ha deciso di investire in questa direzione
Il 14 ottobre abbiamo presentato un nuovo progetto.
Si chiama IA PROTEGGI™.
Non nasce dall'idea di sostituire il lavoro dei professionisti con un algoritmo.
Nasce dalla volontà di comprendere come l'intelligenza artificiale possa essere utilizzata responsabilmente nella prevenzione e nella gestione integrata della sicurezza aziendale.
Abbiamo illustrato il progetto nell'articolo:
IA PROTEGGI™ si sviluppa intorno a tre ambiti complementari:
IA PROTEGGI™ Assessment, per l'analisi dei rischi collegati all'utilizzo dell'intelligenza artificiale nei contesti aziendali.
IA PROTEGGI™ Formazione, per sviluppare competenze sull'utilizzo consapevole dei sistemi AI e sulla gestione dei rischi pertinenti.
IA PROTEGGI™ Food Safety, per approfondire le applicazioni dell'intelligenza artificiale nella sicurezza alimentare e nei sistemi HACCP.
Il progetto si inserisce nel percorso di innovazione di 626 School e nella nostra visione della sicurezza integrata.
Non intendiamo proporre alle imprese nuove complicazioni burocratiche.
Vogliamo aiutarle a comprendere quali opportunità siano realmente utili, quali rischi debbano essere gestiti e quali competenze sia necessario sviluppare.
Perché una tecnologia diventa un'opportunità soltanto quando siamo in grado di governarla.
In Sardegna stiamo preparando qualcosa. E questa volta vogliamo partire dalle domande.
In questi giorni, mentre il quadro normativo italiano sull'intelligenza artificiale continua a evolversi, stiamo lavorando a un'iniziativa che coinvolgerà competenze differenti.
Professionisti della prevenzione.
Esperti di intelligenza artificiale.
Formatori.
Consulenti.
Responsabili aziendali.
E, nella prospettiva della sicurezza integrata, anche figure professionali che operano nella sicurezza alimentare e nella gestione dei dati.
L'iniziativa si chiama Sicurezza & AI.
È un percorso che vogliamo costruire intorno a due domande fondamentali.
Come può l'intelligenza artificiale aiutarci a lavorare meglio?
E come possiamo evitare che il suo utilizzo introduca rischi che non siamo preparati a riconoscere?
Non ci interessa organizzare l'ennesima presentazione sulle meraviglie della tecnologia.
Ci interessa affrontare i problemi che un imprenditore o un professionista incontra realmente.
Vogliamo comprendere le regole.
Esaminare le responsabilità.
Confrontarci con applicazioni pratiche.
E soprattutto imparare a distinguere ciò che l'intelligenza artificiale può fare da ciò che non dovrebbe essere delegato a un sistema automatico.
Il prossimo 30 novembre 2026, a Cagliari, stiamo preparando una giornata dedicata a Sicurezza & AI.
Nelle prossime settimane presenteremo progressivamente i contenuti, i contributi specialistici e le modalità di partecipazione.
Ma possiamo già anticipare una cosa.
Non sarà sufficiente chiedere a un'intelligenza artificiale di produrre un documento.
Il vero tema sarà capire se quel documento è corretto, affidabile e utilizzabile nel contesto professionale.
Perché tra ottenere una risposta e assumere una decisione responsabile esiste una differenza fondamentale.
Ed è proprio su quella differenza che vogliamo lavorare.
Una domanda ai professionisti della sicurezza. E anche ai nostri colleghi consulenti.
Vorrei concludere con una riflessione.
Per anni abbiamo misurato una parte importante del nostro lavoro attraverso la capacità di produrre documenti, predisporre procedure, elaborare valutazioni e organizzare informazioni.
Oggi alcuni sistemi di intelligenza artificiale sono in grado di supportare queste attività con una velocità che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata sorprendente.
Ma allora, quale sarà il valore del professionista?
La velocità con cui produce un documento?
Oppure la sua capacità di comprendere un problema, individuare un rischio, verificare una soluzione e assumersi la responsabilità del proprio giudizio?
Credo che questa sia una delle domande più importanti per il futuro della nostra professione.
E riguarda RSPP, consulenti HACCP, formatori, tecnici, dirigenti e imprenditori.
Forse la vera rivoluzione dell'intelligenza artificiale non sarà ciò che le macchine impareranno a fare.
Sarà ciò che noi professionisti dovremo imparare a fare meglio.
È da qui che vogliamo cominciare.
E il 30 novembre potrebbe essere soltanto il primo passo.
Giancarlo D'AndreaDirettore 626 School srl
Sicurezza & AI – 30 novembre 2026, Cagliari
Vuoi scoprire cosa stiamo preparando?
Se sei un RSPP, ASPP, HSE Manager, consulente HACCP, biologo, tecnologo alimentare, formatore, professionista tecnico, imprenditore o responsabile aziendale, puoi manifestare il tuo interesse per la giornata Sicurezza & AI.
Scrivi a segreteria@626school.it, indicando nell'oggetto:
SICUREZZA & AI – 30 NOVEMBRE
Puoi anche segnalarci quale applicazione dell'intelligenza artificiale vorresti approfondire nella tua attività.
La richiesta di informazioni non comporta alcun impegno di iscrizione.
626 School srlAgenzia formativa accreditata dalla Regione Sardegna. Sistema di gestione certificato ISO 9001 da Bureau Veritas.
Telefono: 070 781090Sito: www.626school.it
FAQ – AI Act e sicurezza integrata
1. Che cos'è l'AI Act e perché riguarda anche le piccole imprese?
L'AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale. Prevede obblighi differenziati in funzione dei sistemi utilizzati, dei rischi e del ruolo dell'organizzazione. Anche le PMI possono essere interessate dalle sue disposizioni.
2. L'AI Act prevede obblighi di formazione per chi utilizza l'intelligenza artificiale?
L'articolo 4 richiede ai fornitori e ai deployer di adottare misure per sostenere l'alfabetizzazione AI del personale e delle persone che utilizzano i sistemi per loro conto. Non impone un corso standard identico per tutte le imprese.
3. L'intelligenza artificiale può essere utilizzata per redigere il DVR?
Può supportare alcune attività preparatorie, documentali e di analisi. Non sostituisce la valutazione effettiva dei rischi né le responsabilità del datore di lavoro previste dal D.Lgs. 81/2008. I risultati devono essere verificati da persone competenti.
4. L'intelligenza artificiale può essere impiegata nella sicurezza alimentare HACCP?
Sì, può supportare l'analisi dei dati, il monitoraggio, la tracciabilità e la gestione documentale. Occorre però verificare l'affidabilità delle applicazioni e garantire il rispetto della normativa alimentare. La responsabilità dell'autocontrollo resta in capo all'operatore del settore alimentare.
5. Che cosa si intende per sicurezza integrata e quale ruolo può avere l'AI?
La sicurezza integrata è un approccio che coordina competenze e processi relativi alla sicurezza sul lavoro, alla sicurezza alimentare, alla protezione dei dati e alla gestione dei rischi. L'AI può offrire strumenti di supporto, ma richiede governance, competenze e controllo umano.
Fonti normative e approfondimenti istituzionali
L'autore
Giancarlo D'Andrea – Direttore 626 School srl
Sociologo e professionista della consulenza e formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Svolge incarichi di RSPP esterno dal 2001.
Promuove progetti dedicati all'innovazione, alla sicurezza integrata delle imprese e alla crescita delle competenze professionali.
Articolo aggiornato al 17 ottobre 2026. I contenuti hanno finalità divulgativa e non sostituiscono valutazioni tecniche o giuridiche riferite alle singole realtà aziendali.





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