Posso lasciare un dipendente a lavorare da solo? Cosa deve valutare il Datore di Lavoro
Un dipendente apre da solo il negozio. Un manutentore lavora senza colleghi. Un magazziniere rimane solo per alcune ore. Un addetto chiude il locale la sera. È possibile far lavorare una persona da sola?

È una situazione molto più comune di quanto sembri, soprattutto nelle piccole imprese.
E la domanda che dovrebbe porsi il Datore di Lavoro non è soltanto:
“Può lavorare da solo?”
ma soprattutto:
“Se succede qualcosa mentre è solo, siamo organizzati per proteggerlo e soccorrerlo?”
È da qui che deve partire la valutazione.
Lavorare da soli è sempre vietato?
No.
Non esiste un divieto generale che renda automaticamente illecito qualsiasi lavoro svolto da una persona senza la presenza di colleghi.
Questo, però, non significa che qualsiasi attività possa essere svolta da soli senza una specifica valutazione.
Il D.Lgs. 81/2008 pone in capo al Datore di Lavoro l'obbligo di valutare tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell'organizzazione.
Per determinate attività e condizioni di lavoro possono inoltre esistere prescrizioni specifiche che devono essere verificate caso per caso.
La domanda corretta diventa quindi:
Quali rischi corre quella persona proprio perché sta lavorando da sola?
Cosa significa realmente “lavoratore isolato”?
Non pensiamo soltanto a chi lavora fisicamente in un luogo remoto.
Una condizione di lavoro in solitario può presentarsi anche in situazioni molto normali.
Per esempio:
un dipendente che apre un'attività commerciale prima dell'arrivo dei colleghi;
un addetto che chiude il ristorante o il bar la sera;
un magazziniere che opera da solo in un'area separata;
un manutentore che effettua un intervento senza altre persone nelle vicinanze;
un lavoratore che opera in un deposito;
un addetto che svolge attività all'esterno;
un lavoratore che rimane solo durante determinate fasce orarie.
Il problema non dipende quindi soltanto dalla distanza dagli altri.
Conta soprattutto la possibilità di ricevere aiuto tempestivamente in caso di necessità.
Facciamo un esempio molto semplice
Immaginiamo un lavoratore che svolga una determinata mansione insieme ai colleghi.
Se cade, si sente male o subisce un incidente, qualcuno può accorgersene e attivare rapidamente i soccorsi.
Ora immaginiamo lo stesso evento quando quella persona è completamente sola.
Il pericolo iniziale può essere identico.
Ma le conseguenze possono cambiare perché cambia la capacità dell'organizzazione di intervenire.
È proprio questo tipo di situazione che una buona valutazione dei rischi deve considerare.
7 domande che il Datore di Lavoro dovrebbe porsi
Se nella tua azienda qualcuno lavora abitualmente o occasionalmente da solo, prova a rispondere a queste domande.
1. Quale attività sta svolgendo?
Lavorare da soli in ufficio non presenta necessariamente gli stessi problemi di lavorare con macchinari, effettuare manutenzioni, movimentare merci o svolgere attività in ambienti particolari.
Bisogna partire dalla mansione reale.
2. Quali sono i rischi presenti?
Occorre considerare i pericoli connessi all'attività e all'ambiente nel quale viene svolta.
Cadute, macchine, attrezzature, elettricità, movimentazione, sostanze, ambienti particolari e altri rischi possono assumere un peso diverso quando manca la presenza immediata di altre persone.
3. Se il lavoratore si sente male, qualcuno se ne accorge?
È una domanda apparentemente banale.
In realtà è una delle più importanti.
Un'organizzazione dovrebbe considerare anche l'eventualità che il lavoratore non sia nelle condizioni di chiedere personalmente aiuto.
4. Come può chiedere soccorso?
Un semplice telefono può essere sufficiente in alcune situazioni e non esserlo in altre.
La soluzione deve essere proporzionata al rischio e alle caratteristiche concrete dell'attività.
5. Quanto tempo potrebbe passare prima che qualcuno intervenga?
Cinque minuti e diverse ore non sono la stessa cosa.
Luogo, orario, distanza, accessibilità e modalità di soccorso devono essere considerati nella valutazione.
6. L'organizzazione dell'emergenza considera questa situazione?
Avere addetti al primo soccorso e procedure di emergenza è fondamentale.
Ma bisogna anche chiedersi:
funzionerebbero se il lavoratore fosse solo?
La procedura deve essere verificata sulla situazione reale.
7. Il DVR descrive veramente questa modalità di lavoro?
Questa è la domanda conclusiva.
Se il DVR descrive una situazione nella quale i lavoratori operano normalmente insieme, mentre nella realtà alcune persone trascorrono ore completamente sole, può esserci una distanza tra documento e organizzazione reale che merita di essere verificata.
La valutazione dei rischi non dovrebbe infatti fotografare un'azienda teorica: deve essere coerente con le modalità con cui il lavoro viene realmente organizzato.
Per conoscere l'approccio utilizzato da 626 School puoi approfondire il Metodo PROTEGGI™ per la sicurezza sul lavoro.
“Ha il cellulare” può bastare?
Dipende.
Non esiste una risposta universale.
Per alcune attività a basso rischio un normale sistema di comunicazione può concorrere a una gestione adeguata.
In altre situazioni potrebbe essere necessario valutare soluzioni organizzative o tecniche differenti.
La scelta deve tenere conto almeno di:
rischio dell'attività + ambiente + durata dell'isolamento + possibilità di comunicazione + capacità di rilevare un'emergenza + tempi di soccorso.
Il principio è semplice:
la misura deve essere adeguata al rischio reale.
Non bisogna partire dal dispositivo.
Bisogna partire dalla valutazione.
Attenzione anche agli orari di apertura e chiusura
Per ristoranti, bar, negozi, strutture ricettive e altre attività aperte al pubblico esiste un'altra situazione da osservare attentamente.
Un lavoratore può trovarsi da solo:
all'apertura, alla chiusura, durante turni serali o in momenti di scarsa presenza di altre persone.
In questi casi la valutazione deve considerare le caratteristiche effettive dell'attività e tutti i rischi pertinenti, compresi quelli derivanti dalle modalità organizzative con cui il lavoro viene svolto.
Non basta quindi sapere cosa fa il lavoratore.
Bisogna sapere anche dove, quando e in quali condizioni lo fa.
Il DVR non deve descrivere un'azienda teorica
Questo è il punto più importante.
Il Documento di Valutazione dei Rischi non dovrebbe essere una fotografia standard dell'azienda.
Deve rappresentare l'organizzazione reale.
Se cambiano:
turni;
orari;
mansioni;
modalità operative;
luoghi di lavoro;
organizzazione delle squadre;
condizioni nelle quali una persona svolge il proprio lavoro,
bisogna chiedersi se la valutazione effettuata continua a rappresentare adeguatamente la situazione.
626 School affianca le imprese proprio nella consulenza per la sicurezza sul lavoro, compresa la gestione del DVR e l'organizzazione della prevenzione aziendale.
Un piccolo test per la tua azienda
Domani mattina chiediti:
“Nella mia azienda c'è qualcuno che, anche soltanto per un'ora, lavora completamente da solo?”
Se la risposta è sì, fai una seconda domanda:
“Questa situazione è stata realmente considerata nella nostra valutazione dei rischi e nell'organizzazione delle emergenze?”
Se non conosci la risposta, hai già individuato qualcosa che vale la pena controllare.
Non serve più carta. Serve una valutazione che rappresenti l'azienda reale.
È il principio con cui 626 School affianca le imprese nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
Il nostro obiettivo non è aggiungere documenti inutili.
È aiutare il Datore di Lavoro a verificare che DVR, procedure, formazione e organizzazione della sicurezza corrispondano a ciò che succede realmente ogni giorno in azienda.
È l'approccio di PROTEGGI™:
individuare i rischi → organizzare la prevenzione → verificare che le misure funzionino realmente.
Hai lavoratori che operano da soli a Cagliari o in Sardegna?
Se nella tua impresa alcuni dipendenti lavorano da soli, durante l'intero turno o anche soltanto in determinate fasce orarie, possiamo verificare insieme se questa modalità organizzativa è stata adeguatamente considerata nel DVR e nelle procedure aziendali.
626 School srl affianca le piccole e medie imprese nella valutazione dei rischi, nella redazione e aggiornamento del DVR, nell'assistenza al Datore di Lavoro e nel servizio di RSPP esterno.
Non partiamo dalla quantità di documenti che possiedi.
Partiamo da come lavorano davvero le persone nella tua azienda.
FAQ – Lavoro in solitario e sicurezza sul lavoro
Un dipendente può lavorare da solo?
Non esiste un divieto generale applicabile indistintamente a qualsiasi attività svolta da soli. È però necessario valutare i rischi della specifica attività e verificare l'esistenza di eventuali prescrizioni particolari applicabili alla lavorazione o all'ambiente.
Devo considerare il lavoro in solitario nel DVR?
Il DVR deve derivare dalla valutazione di tutti i rischi presenti nell'organizzazione. Se il fatto di lavorare da soli modifica il rischio o le modalità di gestione delle emergenze, questa condizione deve essere adeguatamente considerata nella valutazione.
Basta dare un cellulare al lavoratore?
Non necessariamente. L'adeguatezza del sistema di comunicazione dipende dalla natura del rischio, dall'ambiente, dai tempi di intervento e dalla possibilità concreta del lavoratore di chiedere aiuto in caso di emergenza.
E se il lavoratore rimane solo soltanto per poco tempo?
Anche la durata è un elemento da considerare, ma non è l'unico. Conta soprattutto cosa sta facendo, quali rischi sono presenti e cosa accadrebbe in caso di emergenza.
Anche chi apre o chiude da solo un negozio o un ristorante può trovarsi in una condizione da valutare?
Sì. Non conta soltanto la mansione, ma anche l'organizzazione concreta del lavoro, compresi orari, presenza di altre persone e possibilità di attivare tempestivamente assistenza.
Chi deve valutare questi rischi?
La valutazione di tutti i rischi e l'elaborazione del DVR costituiscono obblighi non delegabili del Datore di Lavoro, che opera nell'ambito del sistema di prevenzione aziendale con le figure previste dalla normativa.
Fonti: D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i.; INAIL – Valutazione dei rischi.





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